venerdì 5 dicembre 2008

Interni #1 (Ausonia)

E così come molto spesso gli estremi opposti incuriosiscono ed affascinano, ecco che mi trovo a recensire, nel suo ultimo libro autoprodotto, un artista distante anni luce da me professionista. Con cui, nonostante tutto, mi trovo in perfetta sintonia.

Ausonia può permettersi di raccontare ciò che gli piace e disdegnare tutto il resto. Anzi non se lo permette, se lo impone. Si obbliga a rimanere fuori dal mercato. Non può fare altrimenti, pena la sua complessa integrità.
E' una cosa che a pochi di noi è concesso fare. E' una cosa che a pochi di noi va di fare. Perchè pochi di noi hanno una integrità artistica da difendere. La mia non è mai esistita.
Chi ha un'integrità non vive bene, mi sia concesso. E non parlo certo di soldi, che di quelli ne abbiamo pochi tutti! Parlo di vita spirituale, di vita emozionale. La vita diventa arte. Diventa terribile.

Nel delirio di autocompatimento che spesso domina artisti e fumettisti in particolar modo, Interni #1 (di 3) è uno sguardo lucido e catartico sul mestiere dell'autore. Siamo tutti schiavi. Se desideriamo uscire dal branco, ci circuiscono, ci blandiscono, ci ingannano. Tutto è un complotto commerciale. La TV, le fiere del fumetto, il Natale.
Mentre leggevo Interni, mentre sfogliavo le splendide pagine stampate su carta sporca, immerdata ed elegantissima, l'ultima cosa che mi aspettavo era un lieto fine. La prima: l'uccisione della speranza. Desideravo autocompatirmi.
Invece no.
La visione della vita non può essere sempre quella di Pinocchio: il barlume di luce c'è e sbigottisce ancora di più di un finale macabro.

Per questo amo il lavoro di Ausonia. Perchè è dall'altra parte. Perchè mostra un altro finale, opposto a quello che ho sempre cercato.
E non parlo solo di fumetto.

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