mercoledì 10 giugno 2009

Byōsoku Go Senchimētoru - 5 Centimetri al Secondo (2007)

5 centimetri al secondo è la velocità con cui scendono i petali di ciliegio nel periodo di massima fioritura.
In Giappone, solo per pochi giorni a primavera, questa neve rosa copre tutto e segna l'inizio e la fine di ogni cosa.

Takaki Tōno e Akari Shinohara sono legati fin dall'infanzia da un amore fuori dal comune. La loro volontà disperata di stare insieme si infrange con lo scorrere veloce della vita, che li spinge ripetutamente lontano e li forza a rassegnarsi, dopo lunghe sofferenze dell'anima, a vivere comunque l'uno senza l'altro.

Il film è un'ora di malinconia straziante. Cazzo, diciamolo pure, non ho mai visto qualcosa di più triste in vita mia.
Questo per una semplice e potentissima ragione: la storia non parla di olocausto, di bambini rinchiusi in campi di concentramento o di innamorati su una nave destinata ad affondare. Commuovere con questi plot è una facile ovvietà e io nutro sempre un leggero disprezzo per chi si arma di queste tragedie per far piangere la gente.

Al contrario questo film è una storia semplice, ai limiti della banalità, che si fonda su una base emotiva che è però il fondamento umano del "Sentire": l'adolescenza.

Non c'è periodo della vita emotiva dell'uomo come quello adolescenziale. I sentimenti sono titanici, senza limiti o freno: la disperazione è totale, l'amore disposto a durare una vita, l'entusiasmo epico.

Gli anime hanno una cultura del sentire adolescenziale.
Anche quando, come in questo caso, le vicende narrate coprono tutta la vita dei protagonisti, dall'infanzia alla maturità.
Tutta la loro vita dipinta in fotogrammi di una poesia infinità, con colori e atmosfere ispirati, regia e ritmo tesi a sottolineare in maniera impercettibile gli snodi della lontananza dei protagonisti, momenti per loro e per noi indimenticabili.

A Chain of Short Stories About Their Distance.
Questo il sottotitolo del film, suddiviso in tre episodi, di diversa durata. E davvero non c'è altro che storie brevi che raccontano della loro lontananza.
Banale, in verità.

Ma allora cos'è questa certezza che ho di aver visto qualcosa di titanico?






4 commenti:

Anonimo ha detto...

Il tempo passa e l'adolescenza è un periodo indimenticabile che non tornerà mai più... ma forse è proprio questo che la rende unica!
Hai ragione quando affermi che gli anime hanno una cultura del sentire adolescenziale e sono contento di averti segnalato quest'opera "titanica"...
A presto!

Fabry

morethancomics ha detto...

tranquillo fabrì, appena esce in italiano (che lo so che il giapponese ti è un po' ostico) ce lo riguardiamo e piangiamo come due vecchi caproni nostalgici...

nel frattempo grazie di essere il mio "segnalatore" ufficiale!

Qdoot ha detto...

L'argomento, forse banale, non è altro che il tormento più grande dell'uomo: la solitudine.

Anonimo ha detto...

Davvero bellissimo, uno di quei pochi film che mi hanno davvero preso nel finale, sia grazie alla musica che soprattutto alla storia
Anche uno di quei pochi film che nel finale mi hanno fatto versare qualche lacrima
ogni volta che sento l'end theme mi viene in corpo un senso di nostalgia e ci manca poco che non mi metto a piangere come un bambino
beh, che dire, lo consiglio davvero per chi vuole commuoversi un po'