lunedì 22 febbraio 2010

Wolfman (2010 - in theaters)

Le figure mostruose e l'ambientazione vittoriana sono un binomio fascinoso cui è impossibile resistere.
Non intendo discutere su quale sia il mostro più fico di tutti: per me il licantropo è il re incontrastato.
Vampiri? Fichette.
Frankenstein? Intellettuale del cazzo.
Mr.Hyde? Anabolico palestrato.

L'uomo lupo è il coacervo delle pulsioni che più devastano l'uomo e allo stesso tempo lo fanno sentire invulnerabile, libero e potente. Gli scatti di violenza, il sesso selvaggio, l'ululato di rabbia repressa... Siamo noi, senza i freni della società, senza la coscienza collettiva. Siamo noi, più veri e pericolosi.

In questo senso, il film è un cazzo di pugno laddove non batte il sole.
The Wolfman NON è il lupetto gentile di New Moon (ohh, quanto pelo setoso, che voglia di coccolarlo!).
The Wolfman sgozza, sbrana, lacera, strappa i cuori e uccide donne e bambini.
The Wolfman è brutto come la fame, ripreso com'è dalla sua iconografia più classica, voluta da un Benicio Del Toro in perfetta forma, fan dell'uomo lupo in tutte le sue forme e per questo fatto su misura per la parte.
Intendiamoci, Antony Hopkins non è da meno, nel suo ruolo di tarchiato e feroce aguzzino.
Tutto il cast è sempre all'altezza e si muove in una Inghilterra forse una volta civilizzata, ma ora preda della pazzia e della natura, di marci rampicanti e di nebbia più densa del latte.
La fotografia è un colpo d'autore. Con una paletta colori così spenta (il grigio marrone delle pellicce incrostate di sangue), è la luce (i tagli improvvisi, i fasci nella notte, lanterne e lampioni) a sottolineare, in un'illuminismo cinematografico che inquieta più di suoni improvvisi e scene gore.

Non si va a vedere una ricostruzione così accurata e nostalgica dell'uomo lupo per trovarci delle soprese a livello di plot, ovvio.
Nè si va a guardarlo per gustare lunghe scene d'azione in cui il licantropo mena fendenti e salta come un exogino.
Il film è stato rimaneggiato e rimontato più volte, forse alla ricerca, più della spettacolarità e della meraviglia, di un'asciutta narrazione che desse più spazio alla drammaticità e all'ineluttabilità, piuttosto che al sentimento e a vane speranze.

Gotico, nel bene e nel male.

1 commento:

Fumettista Esplosivo ha detto...

"Non intendo discutere su quale sia il mostro più fico di tutti: per me il licantropo è il re incontrastato"

Dove la lasci "la suocera"?
Quella batte anche l'uomo lupo!!!
Secondo me, un bel film con una suocera assillante, rompicoglioni e, soprattutto, strega, relegherebbe il tuo cattivo incontrastato da licantropo a cagnolino da salotto!